Finalmente apre questo blog che avrebbe dovuto aprire più di tre mesi fa quando sono arrivato in America.. quindi comincio col postare tutto quello che ho inviato negli ultimi tre mesi..
Enjoy!
Giuseppe
martedì 28 novembre 2006
Sorry, America
L'America ha votato per le elezioni di metà mandato, dando la maggioranza ai Democratici, oppositori dei repubblicani del presidente George Walker Bush junior (o se preferite Giorgio Camminatore Cespuglio piccolo), che il giorno dopo ha “dimesso” il suo segretario della difesa, lasciandosi scappare la geniale frase “È stata una sua scelta, era d'accordo anche lui”, che fa capire quanto Giorgino fosse disperato. La notizia è arrivata a mezzogiorno ed il tavolo europeo nella mensa del College ha fatto un inevitabile salto di gioia. Una ragazza americana dietro di me ci guarda e mi chiede “Who should that guy be?”, qualcosa del tipo “e sto qua da 'ndo salta fuori?”. Notando che eravamo gli unici a capire cosa stesse succedendo, quel giorno in classe chiedo a tutti i miei studenti chi ha votato e scopro che lo hanno fatto in tre su circa quaranta e almeno una decina mi rispondono “Per cosa?”. In totale, nella “più grande democrazia del mondo” (quante volte abbiamo sentito questa definizione per gli States?) hanno votato il 39,3% degli aventi diritto e solo il 24% dei giovani sotto i 30 anni. Votano così poche persone, che in Arizona, proprio durante queste elezioni, hanno indetto anche un referendum per istituire una lotteria a cui partecipa chiunque va a votare, con un primo premio di un milione di dollari. Praticamente una democrazia alla slot machine. Alle ultime elezioni in Italia i votanti hanno raggiunto la cifra quasi record di 83,5%, ovvero più del doppio. Il fatto è che qui si era troppo impegnati a trovare il tacchino più grande possibile per il giorno del ringraziamento. Poi una volta mangiato quello, si pianta l'albero di Natale (rigorosamente finto ed enorme) e via che si va. Sorry, America, ma per una volta non vinciamo solo quando giocando a calcio: Democrazia degli spaghetti 2 – Democrazia del tacchino 1.
Baci, abbracci e pan di stelle.
Giuseppe
P.S: A proposito di politica.. è un peccato molto grave ridere e trovare un certo grado di serenità interiore guardando il video di qualcuno che ha un malore?
Baci, abbracci e pan di stelle.
Giuseppe
P.S: A proposito di politica.. è un peccato molto grave ridere e trovare un certo grado di serenità interiore guardando il video di qualcuno che ha un malore?
giovedì 16 novembre 2006
Italiano per principianti: dai Modena a Dante
Oggi ho fatto lezione sul fascismo e sulla resistenza insieme al professor Pagano, l'unico italiano con cui lavoro, che mi aveva chiesto di portare una canzone della resistenza ed una fascista. Ovviamente delle prime sono pieno, delle seconde.. non solo non ne ho, ma non ci tengo neanche ad averne. Allora ci ho pensato un attimo, poi mi sono reso conto che effettivamente era giusto far sentire anche una canzone fascista (e che sono tanto ridicole che di sicuro non ci avrebbero fatto bella figura), quindi trovo una serie di "eia eia alalà" e "me ne frego" su youtube e mi preparo ad aprirli in classe. Una volta lì decidiamo di far ascoltare prima "Bella ciao", ovviamente nella versione dei nostri cari Modena City Ramblers.
Appena finita (e cantata insieme agli americani), il mitico Pagano mi guarda e mi fa: "mi sa che della canzone fascista facciamo anche a meno". Io: "Ce ne freghiamo?". Lui:"Ma sì! Che ce frega! Lasciamo che si facciano un pò di domande sulla libertà loro".
Momenti mica da poco quelli di solidarietà antifascista a sessant'anni e un continente di distanza :)
Poi, un giorno, ti tocca fare lezione su Dante.
E ne avresti di cose da dire su quel toscanaccio del Durante. E vorresti dirgli di quanti stanno dietro e davanti a lui, di quanti l'hanno creato e di quanto ti dia fastidio che sia considerato il poeta unico, immortale, non primus inter pares ma sovrano assoluto, oscurando poeti enormi.
Vorresti fargli capire, una volta per tutte, che la lingua italiana ha due padri: Petrarca e Boccaccio, grazie a quel pretaccio di Bembo e se Dante ha un ruolo, è quello del nonno che racconta le storie ai nipotini, che poi un giorno sono cresciuti e scrivendo hanno creato la lingua più bella del mondo. Vorresti fargli leggere l'Inferno tutto d'un fiato, diciotto minuti di viaggio dalla selva alle stelle, a fanculo le note e le parafrasi, contatto puro con la pura e semplice poesia.
Fargli vedere quanti inutili amici e nemici dobbiamo sorbirci per poi metterci a correre i 400 ostacoli negli ultimi canti, saltando sulle teste di Ugolino e qualche altro dannato d'un dannato. Vorresti andare dritto da lui e dirgli, dritto in quel nasone visto tante volte di profilo, che non ce ne fotte un cazzo di Firenze, o di chiunque l'abbia guardato male mentre sputava per terra. Perché riesce a essere universale con cinque parole e poi diventa meschino, per vendicarsi usando la letteratura, con decine di personaggi che piazza tranquillamente di fianco a Didone e Cleopatra.
Per poi arrivare, con la struttura già completamente crollata alle sue spalle, a Lucifero. L'angelo ribelle, il più bell'essere che il cielo abbia mai visto, colui che dà luce, un serafino; per Dante, un fantoccio piangente che maciulla senza voglia tre teste inutili. Fermo immobile, ridotto a un Moulinex a cui girare intorno per cadere dall'altra parte. Un insulto alla letteratura, all'umanità, alla religione stessa. Perché cosa sarebbe Dio senza Satana, se non un dittatore? Senza lotta tra bene e male, come possono gli stessi concetti di bene e male esistere?
Vorresti andare lì a Ravenna, tirare due botte sulla lapide e risvegliare Dante, una volta per tutte, per insultarlo a morte. Come si può fare solo con chi si ama e ti uccide, perché non riesci a smettere di amarlo neanche se ti delude, neanche se ti strappa il cuore a morsi.
Vorresti chiedergli di scusarsi per avere ucciso Ulisse e gridargli che quella voglia di canoscenza era la dimostrazione di una fede tremenda, che va ben oltre la fede della cieca obbedienza a qualcuno che, per ora, deve ancora dare chiari segni di esistenza. Vorresti obbligarlo a chiedere scusa per essersi reso divino, ancora prima di diventare beato, quando il concetto di “Santo subito” ancora non esisteva e lui non si dava neanche la pena di morire per diventarlo.
Perché il suo nome è più grande di quanto Dante sia mai stato. Centocinquanta anni di storia nazionale a portarlo dove volevamo, per trovare un poeta che fosse nostro, che ci desse uno straccio di identità nel suo mettere la patria davanti all'amore d'un padre; tragico errore. Secoli passati a commentarlo e sottotitolarlo, dimenticando che la poesia che deve essere spiegata, ha già fallito. Cosa che Dante non ha mai imparato. Perché la Vita Nuova contiene tante perle del genio umano, quanti stupri. E sono frutto della stessa mano. Perché a chi ha scritto “Ne li occhi porta la mia donna Amore”, dovrebbe essere vietato per legge di spiegarne il significato, il contesto o l'ora in cui l'ha scritto. Prosa meta-poetica? Minchiate. Un poeta che scrive prosa sulla propria poesia non è poeta o è un esaltato.
E lui, proprio perché così grande, ha fallito, perché non è immenso. Da lui ci si aspetta ciò che gli angeli sanno dare, ma si è fermato a un solo passo da loro. E solo un esaltato può dichiararsi messaggero di Dio e stringere la mano da pari ad Omero; lui sì divino, fino al punto di non esistere. Vorresti dirgli tutto questo, magari accompagnato da un bel “Ma vaffanculo, Dante, tu, la tua Commedia e tutto il tempo che ho passato a leggerla”. E glielo diresti perché ti fa male sapere che è finita, per sempre e che non la cambierà mai, che non la renderà mai quell'opera perfetta che avrebbe potuto essere, se solo avesse avuto quel briciolo di rispetto in più per la poesia, quella donna che conosceva come forse nessun altro, ma di cui spesso e volentieri abusava.
Poi ci pensi un attimo e ti rendi conto che il poeta nazionale americano è un certo Walt Whitman (“Foglie d'erba”, “Capitano, mio capitano” e quelle stronzate lì) e che il loro più grande narratore è probabilmente quel mezzo inglese, mezzo pedofilo di Henry James. Allora entri in classe, guardi le loro facce, guardi la lavagna e scrivi una formula matematica, che si traduce così: Dante sta alla letteratura, come Dio sta al mondo. Poi ci pensi ancora e pensi che forse dovresti cancellare qualcosa.
Lasci solo due parole e un segno: Dante = Dio. Sottotitolo nella tua mente: Creando, si sbaglia.
Giuseppe
Appena finita (e cantata insieme agli americani), il mitico Pagano mi guarda e mi fa: "mi sa che della canzone fascista facciamo anche a meno". Io: "Ce ne freghiamo?". Lui:"Ma sì! Che ce frega! Lasciamo che si facciano un pò di domande sulla libertà loro".
Momenti mica da poco quelli di solidarietà antifascista a sessant'anni e un continente di distanza :)
Poi, un giorno, ti tocca fare lezione su Dante.
E ne avresti di cose da dire su quel toscanaccio del Durante. E vorresti dirgli di quanti stanno dietro e davanti a lui, di quanti l'hanno creato e di quanto ti dia fastidio che sia considerato il poeta unico, immortale, non primus inter pares ma sovrano assoluto, oscurando poeti enormi.
Vorresti fargli capire, una volta per tutte, che la lingua italiana ha due padri: Petrarca e Boccaccio, grazie a quel pretaccio di Bembo e se Dante ha un ruolo, è quello del nonno che racconta le storie ai nipotini, che poi un giorno sono cresciuti e scrivendo hanno creato la lingua più bella del mondo. Vorresti fargli leggere l'Inferno tutto d'un fiato, diciotto minuti di viaggio dalla selva alle stelle, a fanculo le note e le parafrasi, contatto puro con la pura e semplice poesia.
Fargli vedere quanti inutili amici e nemici dobbiamo sorbirci per poi metterci a correre i 400 ostacoli negli ultimi canti, saltando sulle teste di Ugolino e qualche altro dannato d'un dannato. Vorresti andare dritto da lui e dirgli, dritto in quel nasone visto tante volte di profilo, che non ce ne fotte un cazzo di Firenze, o di chiunque l'abbia guardato male mentre sputava per terra. Perché riesce a essere universale con cinque parole e poi diventa meschino, per vendicarsi usando la letteratura, con decine di personaggi che piazza tranquillamente di fianco a Didone e Cleopatra.
Per poi arrivare, con la struttura già completamente crollata alle sue spalle, a Lucifero. L'angelo ribelle, il più bell'essere che il cielo abbia mai visto, colui che dà luce, un serafino; per Dante, un fantoccio piangente che maciulla senza voglia tre teste inutili. Fermo immobile, ridotto a un Moulinex a cui girare intorno per cadere dall'altra parte. Un insulto alla letteratura, all'umanità, alla religione stessa. Perché cosa sarebbe Dio senza Satana, se non un dittatore? Senza lotta tra bene e male, come possono gli stessi concetti di bene e male esistere?
Vorresti andare lì a Ravenna, tirare due botte sulla lapide e risvegliare Dante, una volta per tutte, per insultarlo a morte. Come si può fare solo con chi si ama e ti uccide, perché non riesci a smettere di amarlo neanche se ti delude, neanche se ti strappa il cuore a morsi.
Vorresti chiedergli di scusarsi per avere ucciso Ulisse e gridargli che quella voglia di canoscenza era la dimostrazione di una fede tremenda, che va ben oltre la fede della cieca obbedienza a qualcuno che, per ora, deve ancora dare chiari segni di esistenza. Vorresti obbligarlo a chiedere scusa per essersi reso divino, ancora prima di diventare beato, quando il concetto di “Santo subito” ancora non esisteva e lui non si dava neanche la pena di morire per diventarlo.
Perché il suo nome è più grande di quanto Dante sia mai stato. Centocinquanta anni di storia nazionale a portarlo dove volevamo, per trovare un poeta che fosse nostro, che ci desse uno straccio di identità nel suo mettere la patria davanti all'amore d'un padre; tragico errore. Secoli passati a commentarlo e sottotitolarlo, dimenticando che la poesia che deve essere spiegata, ha già fallito. Cosa che Dante non ha mai imparato. Perché la Vita Nuova contiene tante perle del genio umano, quanti stupri. E sono frutto della stessa mano. Perché a chi ha scritto “Ne li occhi porta la mia donna Amore”, dovrebbe essere vietato per legge di spiegarne il significato, il contesto o l'ora in cui l'ha scritto. Prosa meta-poetica? Minchiate. Un poeta che scrive prosa sulla propria poesia non è poeta o è un esaltato.
E lui, proprio perché così grande, ha fallito, perché non è immenso. Da lui ci si aspetta ciò che gli angeli sanno dare, ma si è fermato a un solo passo da loro. E solo un esaltato può dichiararsi messaggero di Dio e stringere la mano da pari ad Omero; lui sì divino, fino al punto di non esistere. Vorresti dirgli tutto questo, magari accompagnato da un bel “Ma vaffanculo, Dante, tu, la tua Commedia e tutto il tempo che ho passato a leggerla”. E glielo diresti perché ti fa male sapere che è finita, per sempre e che non la cambierà mai, che non la renderà mai quell'opera perfetta che avrebbe potuto essere, se solo avesse avuto quel briciolo di rispetto in più per la poesia, quella donna che conosceva come forse nessun altro, ma di cui spesso e volentieri abusava.
Poi ci pensi un attimo e ti rendi conto che il poeta nazionale americano è un certo Walt Whitman (“Foglie d'erba”, “Capitano, mio capitano” e quelle stronzate lì) e che il loro più grande narratore è probabilmente quel mezzo inglese, mezzo pedofilo di Henry James. Allora entri in classe, guardi le loro facce, guardi la lavagna e scrivi una formula matematica, che si traduce così: Dante sta alla letteratura, come Dio sta al mondo. Poi ci pensi ancora e pensi che forse dovresti cancellare qualcosa.
Lasci solo due parole e un segno: Dante = Dio. Sottotitolo nella tua mente: Creando, si sbaglia.
Giuseppe
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