lunedì 2 ottobre 2006

Kicking asses

Oggi si parla di sport. Cominciamo con uno sport decisamente americano, nato e cresciuto qui e che da queste parti giocano benissimo: il calcio. Inutile dire che il 90% di loro non sa neanche cosa sia e che quando si cerca di spiegargli la differenza tra “soccer” e “football” hanno qualche serio problema di comprendonio. Comunque, io e gli altri ragazzini del gruppo internazionale decidiamo di formare una squadretta per partecipare al torneo di calcetto del Dickinson, sotto il nome più che indicativo di “Ultras”. Per fare i fighi ci compriamo anche le magliettine uguali, verdi con una stella bianca al centro. Troppo fighe, sopratutto per costare neanche 5 euro. Siamo in undici, anche se si gioca in cinque; oltre a me, in campo:
Artemik, Ucraina, tifoso sfegatato del Milan, “il capitano”;
Vincent, Olanda, sellerone alla Van Nistelrooy, “la stella”;
Razvan, Romania, fantasista un po' botolotto, alla Hagi da vecchio, “il mago dell'est”;
Thetje, Germania (sì, è il suo nome vero), l'ala destra della Berlino Est, “la bomba tedesca”;
Jens, Germania, uno stoccafisso, alto e robusto, “il carro armato tedesco”;
Javier, Uruguay, una buona ala col tiro sudamericano, “il fluidificante”;
Zitiz, Bangladesh?, (o come cactus si scrive, non l'ho ancora capito), un portieraccio da incubo, “Van Der Saar”;
Adnan, Pakistan?, tanto cuore e tanto fegato per correre, “il martire”;
Aniket, India, l'unica cosa di positivo è che ha due piedi, per il resto è un disastro, “lo sciagurato”;
Alejo, Argentina, fighetto da brodo da passerella milanese, “colui che segna solo ed esclusivamente senza volere”.
E il bello è, che tra questi, sono anche tra i migliori (il che vi fa capire il livello della squadra), quindi parto tra i titolari. Il capitano, Arty, che ci tiene a fare un po' er figo ci dispone a rombo (grazie al pisellus, siamo in 4, non è che possiamo disporci a triangolo..), perché dice che così imitiamo il Milan di Pirlo e Kakà: mah. Si parte così: Zitiz in porta, Adnan in difesa, Arty sulla sinistra, io sulla destra e Vincent punta. Palla nostra. Dopo un minuto sono morto, perché son due mesi che non ci si muove, ma al secondo minuto comincio a giochicchiare. Ci rendiamo conto di trovarci di fronte a americanotti che il calcio lo hanno visto solo per sbaglio e quindi comincia lo showtime. Colpi di tacco, palle tra le gambe, cross millimetrici e dribbling da 90° minuto. Dopo dieci minuti (sui 20 del primo tempo) ancora niente, quindi decidiamo di cambiare tattica: si prende palla e si tira. Adnan a Razvan, che ha sostituito Arty. L'Hagi dei poveri mi pesca libero sulla fascia destra, crosso rasoterra per l'olandese volante che tocca, deviazione del portiere, angolo. Adnan batte, Razvan fa un velo (o meglio la cicca), io – senza guardare la porta, provo un tacco nell'angolino opposto e va! 1 a 0 per gli internationals e segno il primo gol della storia della squadra. Applausi e fischi dalle tribune e mi sento troppo figo, peggio di un bambino.
Si riparte. Stessa situazione. Cercano di arrivare in porta, ma li trattiamo come fossero i sette nani e ci burliamo di loro. Razvan prende palla e serve Adnan sulla destra. Adnan corre poi rimette al centro, Razvan al volo di tacco verso la sinistra a pescare Vincent che di tacco la rimette al centro per me, spalle alla porta alla Gilardino. Mi giro in scivolata e va! Un goal veramente magico, da cineteca (anche perché chi cazzo ce la fa a risegnarlo?). 2 a 0 e son sempre più fico che mai (avete presente la scena di Aldo, Giovanni e Giacomo in cui Giovanni batte il bambino e fa le capriole? Uguale!). Dopodichè... i cinni si incazzano. Evidentemente capiscono che li stiamo un pochettino prendendo per i fondelli (forse anche perché ogni volta che toccano palla vicino a me gli dico roba del tipo “but where the fuck do you think you go? - ma n'do cazzo pensi di annà?”, in perfetto stile inglese “but speak like you eat – ma parla come magni” e gli altri si mettono a ridere a metà campo, gettandosi per terra e contorcendosi. Fatto sta che la partita si fa dura; dopo essere stato falciato un paio di volte e sbattuto letteralmente contro un muro, il portiere decide di terminare la mia esperienza su questo pianeta chiamato Terra, facendomi volare mentre stavo cercando di fargli un pallonetto magico. Risultato: mi fracasso metà ginocchio ed esco sul 2-1. Noi gli rifiliamo comunque altri sette goal – dico sette, come “bu-bu-sette-te”! che qui si dice “picka-boo”, (che secondo me non ha senso, ci credo che poi crescono male...) nonostante la Patti al liceo dicesse “bu-bu-seven-en” in uno dei più grandi lampi di genio a cui abbia mai assistito...
Risultato finale: 9-1 per gli Ultras e americani a casa, o meglio “SOTTO LA DOCCIA! SOTTO LA DOCCIA! SOTTO LA DOCCIA!” Come diceva qualcuno qualche mesetto fa a proposito di un EX campione del mondo. E poi tutti a festeggiare con litri e litri di... caffè e milk-shake. Perché ovviamente i miei compagni di squadra, tutti sotto i 21 a parte i tedeschi, non potranno toccare alcool per i prossimi tre anni della loro vita. Tristezza infinita, ma va bè: alla fine, dopo aver deriso cinque americani, anche un milk-shake alla banana dà le sue soddisfazioni.